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Articolo in pag. 1-2-3

In pratica è il Dio degli antenati che dispone della vita e della morte (come il Dagda), dei tesori della terra e della fertilità.
Indizi che confermano questa visione sono molti; parecchie raffigurazioni, compreso la statua di Visp, lo vedono con una collana di foglie d’oro al collo; alcune delle quali in procinto di staccarsi o già staccate, giacenti sul petto del Dio.
Chiaro riferimento ai cicli stagionali della vita, di fertilità, di vita e di morte, simbolismo che si sposa perfettamente con i cicli del sole, sempre rappresentati con esso.
Molti sono gli indizi che testimonierebbero Sucellus come Dio solare; signore del ciclo della vita e della morte; in molte raffigurazioni su altari nei Pirenei, così come in Inghilterra, oltre ai consueti simboli solari è presente il tipico serpente con la testa di ariete, il quale si attorciglia o intorno all’altare, o intorno ad una quercia rappresentata affianco al Dio.
Ma il serpente con la testa di ariete non è l’unico animale che la mitologia celtica lega al mondo dei morti, anche il cane è spesso raffigurato al suo fianco e, ancora più esplicitamente, sul rilievo ormai distrutto di Oberseebach e di Varhely, viene raffigurato con un Cerbero, cane a tre teste guardiano degli inferi.
Alcuni studiosi sostengono che questo suo legame con gli inferi ed il Cerbero, farebbero di Sucellus il Dis Pater citato da Cesare e considerato alla stregua di Pluto, tesi che sarebbe avvalorata da un altare ritrovato a Sulzbach (presso Ettlingen), dove il Dio col martello indossa soltanto una pelle di lupo che copre la testa, la spalla e un braccio; l’iscrizione riporta come il nome del Dio quello di Dis pater; non solo, la pelle di lupo è proprio l’abito con cui viene raffigurato Hades, la versione greca di Pluto, il quale porta nelle mani uno scettro (alcuni studiosi considerano il martello di Sucellus uno scettro) e un vaso, molto somigliante è l’Ade rappresentato nella tomba etrusca degli Orchi di Tarquinia.
Ma non finisce qui, vi è un testo di Tertulliano, il quale riferisce di una comparsa chiamata Dis Pater che impugnava un martello quando portava i cadaveri fuori dell'arena: 
Spesso abbiamo visto in un criminale castrato il vostro dio di Pessinunte, Attis; ed Hercules impersonato da un infelice che veniva bruciato vivo. Abbiamo riso ai vostri giochi di mezzogiorno, quando Dis Pater, il fratello di Iuppiter, portava via, col martello in pugno, le spoglie dei gladiatori uccisi; e quando Mercurius, il cappello alato in testa, provava il caduceo arroventato sui corpi esanimi, distinguendo quelli che erano davvero senza vita da quelli che simulavano la morte.
Quinto Settimio Fiorente Tertulliano: Alle Nazioni 
Ma a questo punto per aver un riscontro più oggettivo tra Sucellus ed il Giove romano occorre trovare all’interno della simbologia del Dio gallico, l’elemento che contraddistingue il Dio romano, ovvero il fulmine, caratteristica di un altro Dio gallico, Taranis.

 

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