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Associazione culturale e di rievocazione storica Gallica |
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News: Le mummie di Acy-Romance
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In pratica è
il Dio degli antenati che dispone della vita e della morte (come
il Dagda), dei tesori della terra e della fertilità.
Indizi che
confermano questa visione sono molti; parecchie raffigurazioni,
compreso la statua di Visp, lo vedono con una collana di foglie
d’oro al collo; alcune delle quali in procinto di staccarsi o
già staccate, giacenti sul petto del Dio.
Chiaro
riferimento ai cicli stagionali della vita, di fertilità, di
vita e di morte, simbolismo che si sposa perfettamente con i
cicli del sole, sempre rappresentati con esso.
Molti sono
gli indizi che testimonierebbero Sucellus come Dio solare;
signore del ciclo della vita e della morte; in molte
raffigurazioni su altari nei Pirenei, così come in Inghilterra,
oltre ai consueti simboli solari è presente il tipico serpente
con la testa di ariete, il quale si attorciglia o intorno
all’altare, o intorno ad una quercia rappresentata affianco al
Dio.
Ma il
serpente con la testa di ariete non è l’unico animale che la
mitologia celtica lega al mondo dei morti, anche il
cane
è spesso raffigurato al suo fianco e, ancora più esplicitamente,
sul rilievo ormai distrutto di Oberseebach e di Varhely, viene
raffigurato con un Cerbero, cane a tre teste guardiano degli
inferi.
Alcuni
studiosi sostengono che questo suo legame con gli inferi ed il
Cerbero, farebbero di Sucellus il Dis Pater citato da Cesare e
considerato alla stregua di Pluto, tesi che sarebbe avvalorata
da un altare ritrovato a Sulzbach (presso Ettlingen), dove il
Dio col martello indossa soltanto una pelle di lupo che copre la
testa, la spalla e un braccio; l’iscrizione riporta come il nome
del Dio quello di Dis pater; non solo, la pelle di lupo è
proprio l’abito con cui viene raffigurato Hades, la versione
greca di Pluto, il quale porta nelle mani uno scettro (alcuni
studiosi considerano il martello di Sucellus uno scettro) e un
vaso, molto somigliante è l’Ade rappresentato nella tomba
etrusca degli Orchi di Tarquinia.
Ma non
finisce qui, vi è un testo di Tertulliano, il quale riferisce di
una comparsa chiamata Dis Pater che impugnava un martello quando
portava i cadaveri fuori dell'arena:
Spesso abbiamo visto in un
criminale castrato il vostro dio di Pessinunte, Attis; ed
Hercules
impersonato da un infelice che veniva bruciato vivo. Abbiamo
riso ai vostri giochi di mezzogiorno, quando
Dis Pater,
il fratello di
Iuppiter,
portava via, col martello in pugno, le spoglie dei gladiatori
uccisi; e quando
Mercurius,
il cappello alato in testa, provava il caduceo arroventato sui
corpi esanimi, distinguendo quelli che erano davvero senza vita
da quelli che simulavano la morte.
Quinto
Settimio Fiorente Tertulliano: Alle Nazioni
Ma a questo
punto per aver un riscontro più oggettivo tra Sucellus ed il
Giove romano occorre trovare all’interno della simbologia del
Dio gallico, l’elemento che contraddistingue il Dio romano,
ovvero il fulmine, caratteristica di un altro Dio gallico,
Taranis.
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