I
Druidi e Pitagora
Articolo
in pag.
1-2-3-4
-5-6
Ma cosa ne pensano gli studiosi odierni
del rapprto tra druidi e pitagorici?
A tal propsito
riportiamo qui di seguito un piccolo brano tratto da "religion et société en
Gaule" per comprendere parte del pensiero di Bruneaux, famoso e stimato
ricercatore francese che da anni studia la società gallica e la sua religione,
responsabile di diversi scavi archeologici molti inerenti proprio la religione
di questo antico popolo.
"E’ dunque nella brillante cultura hallstattiana, tra la fine del VI e l’inizio
del V° sec., che fioriscono i druidi. Diventano piuttosto numerosi e la loro
dottrina è sufficientemente insediata affinché si riconoscano come membri di una
stessa comunità e facciano accettare dai loro equivalenti il nome che si sono
scelti e che i posteri ricorderanno, “druidi”, altrimenti detti i “molto saggi”.
Probabilmente sono gli eredi dei Magi in Persia, cioè degli aristocratici che,
all’inizio del primo millennio a. C., si specializzavano in divinazione,
interpretazione dei segni naturali e più generalmente nella riflessione
metafisica sul posto dell’uomo nell’universo, la natura e la sopravvivenza
dell’anima. A partire da questa epoca, questi esperti hanno saputo rendersi
indispensabili per tutte le azioni dal risultato aleatorio: guerre, migrazioni,
alleanze, ma anche cerimonie religiose comunitarie.
E’ senz’altro la cultura di Hallstatt che permette di venire alla luce e di
affermarsi questa massa di indovini, astrologi e consulenti per qualsiasi cosa.
Gli aristocratici hallsstattiani intrattengono, in effetti, relazioni
commerciali ma anche forzatamente culturali e artistiche con i Greci con
l’intermediazione di Marsiglia, gli Etruschi e i Veneti. Idee, miti, credenze
circolano. Ma i primi “intellettuali” galli sono soprattutto influenzati da
conoscenze che sono nel contempo mezzi d’investigazione e di comunicazione: la
scrittura greca, i numeri e la geometria.
E’ il loro sapere e la
pratica di queste tre conoscenze fondamentali che rinforzano ulteriormente il
paragone tra druidi e pitagorici, un luogo comune tra gli storici greci della
filosofia.
Questi ultimi nel III sec. a. C., ci informano che i druidi avevano a cuore la
moralizzazione della vita sociale e politica dei loro affini. Questa idea
passava necessariamente da una riforma dei culti tradizionali la cui parte
maggiore era costituita da culti di natura privata. Dato che i culti maggiori
erano nelle mani dell’aristocrazia che li utilizzava nell’esercizio del potere,
il lavoro fu lungo.