Associazione culturale e di rievocazione storica Gallica

La Minerva camuna

Articolo preso dalla rivista: Archeologia viva

N°126 - Novembre\Dicembre 2007


La Valcamonica racconta la storia delle sue popolazioni con una straordinaria ampiezza di testimonianze.
Nota da sempre come il maggior comprensono europeo di arte rupestre, la valle del fiume Ciglio (fra il passo del Tonale e il lago
d'Iseo) non è ugualmente conosciuta per i siti di età romana, significativi per comprendere la romanizzazione nell'Italia settentrionale.
Due di questi siti, rispettivamente Breno e Cividate Camuno (Bs), sono i poli di un itinerario che trova naturale cerniera nel Museo archeologico 'Ci­vitas Camunnorum', che ha appun­to sede a Cividate.
Invece, a Breno - grazie alla col­laborazione tra Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombar­dia, enti locali e Fondazione Cari­plo; è stato inaugurato il Parco del santuario di Minerva, con i resti di un tempio di età flavia (seconda me­tà 1 sec. d.C.) dedicato alla dea e al culto delle acque in un antico luo­go sacro delle popolazioni indige­ne. Il complesso illustra bene il pro­cesso attraverso cui la cultura roma­na si impose nel territorio, assor­bendo in forme nuove e monumen­tali le tradizioni camune.
Il santuario fu costruito in un luogo di grande mistero e sacralità, sulla riva orientale dell'Oglio, in un’ area di grotte e ripari scavati dall'acqua.
E proprio l'acqua fu presenza costante nel culto che, instaurato dalla locale popolazione alpina nel V sec. a.C. per una divinità femminile
venerata all'aperto, fu mantenuto dai Romani dopo la conquista della Val camonica (16 a.C.) e la fondazione della vicina Civitas Camunnorum vera capitale romana della valle. Data la posizione del sito in un punto strategico di passaggio per i valichi alpini, dea titolare fu eletta Minerva, la greca Atena, portatrice di sa­lute ma anche guida sicura delle imprese umane.
La statua di culto in marmo gre­co, eccezionalmente conservata, sta­ va nel vano centrale del tempio, un imponente edificio porticato, orna­to da mosaici, affreschi e fontane.
Bere l'acqua era parte di un cerimonia­ che prevedeva offerte, sacrifici e libagioni, di cui sono te­stimonianza i reperti conservati nel Museo di Cividate. Frequentato fi­no all'età tardoantica (IV sec. d.C.), il santuario fu incendiato nel V secolo forse in concomitanza con l'evangelizzazione della valle attri­buita al vescovo bresciano Vigilius; nell'alto Medioevo le rovine offriro­no ancora dimora e approdo, prima di essere sepolte nel 1200 dal fan­go di una violenta inondazione. Tuttavia, la memoria del luogo non fu cancellata, se il non lontano ponte medievale si chiamò ancora per se­coli "della Minerva", al pari della vicina chiesetta cinquecentesca de­dicata a Maria Vergine: nonostante l'esilio, la dea tomava periodicamen­te nel suo antico luogo di culto.

 

 

Veduta aerea del sito archeologico

 

 

Ricostruzione aerera del Tempio

 

 

Ricostruzione interna del Tempio

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