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E' diffusa l'idea che si debba parlare di Celti in Italia solo a partire dal V÷IV secolo a.C., periodo in cui vi fu l'ondata migratoria di Celti transalpini al di qua delle Alpi. In realtà come dimostrato dai ritrovamenti di Castelletto Ticino, Sesto Calende e Prestino, si può parlare di celti in Italia già dalla fine dell'età del bronzo; periodo in cui fiorì la cultura del popolo di Golasecca.

Tale popolazione e cultura poté fiorire grazie al commercio a sud con gli Etruschi e a nord con i celti transalpini; tale commercio consentì lo sviluppo di centri situati lungo le direttrici dei valichi alpini quali Corno, Sesto Calende e Castelletto Ticino.

Tali valichi consentivano il viaggiare delle merci da una parte all'altra delle Alpi; consentendo l'arrivo di materie prime importantissime per l'epoca, quali stagno, sale e ambra.

Il fluente commercio che si venne a creare lungo queste vie portò benessere, ma anche la conoscenza delle  verdi e fertili terre al di la delle Alpi; fattore non trascurabile per popoli affamati di terra, per persone in cerca di ricchezze.

Accadde così che tra il V ed IV secolo migliaia di Celti transalpini si riversarono nella penisola Italica.

La motivazione economica di queste migrazioni di massa, si può riassumere in tre esempi; il primo riportato da Plinio, in cui un celta dal nome Helico, appartenente al popolo degli Elvezi, dopo essere stato a Roma con le funzioni di fabbro, tornò al suo paese di origine portandosi dietro prodotti tipicamente italici, quali fichi, vino e olio; i quali apprezzati dagli altri celti avrebbe causato l'invasione.

Il secondo esempio riguarda un etrusco dal nome di Arrunte, il quale chiama i Celti nella città di Chiusi per vendicarsi di un torto subito da un potente chiusino, e come poteva convincerli a venire se non offrendogli in cambio fichi e vino?

Il terzo  e più realistico esempio si trova proprio nella storia della fondazione di Milano raccontata sempre da Plinio, nella quale si dice che a causa di un lungo periodo di benessere, la popolazione era cresciuta eccessivamente, mettendo a rischio tale prosperità; fu cosi che Ambigato, Re dei Biturigi, incaricò i suoi due nipoti, Belloveso e Segoveso di partire con quante persone avessero voluto alla ricerca di nuove terre; fu così che Belloveso arrivò all'odierna Milano.

 

 

Progetto di rievocazione storica Germanica di cui fa parte anche il Nemeton Ruis

 

 

 

 

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