I Druidi e Pitagora

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Ma cosa ne pensano gli studiosi odierni del rapprto tra druidi e pitagorici?

A tal propsito riportiamo qui di seguito un piccolo brano tratto da "religion et société en Gaule" per comprendere parte del pensiero di Bruneaux, famoso e stimato ricercatore francese che da anni studia la società gallica e la sua religione, responsabile di diversi scavi archeologici molti inerenti proprio la religione di questo antico popolo.

"E’ dunque nella brillante cultura hallstattiana, tra la fine del VI e l’inizio del V° sec., che fioriscono i druidi. Diventano piuttosto numerosi e la loro dottrina è sufficientemente insediata affinché si riconoscano come membri di una stessa comunità e facciano accettare dai loro equivalenti il nome che si sono scelti e che i posteri ricorderanno, “druidi”, altrimenti detti i “molto saggi”. Probabilmente sono gli eredi dei Magi in Persia, cioè degli aristocratici che, all’inizio del primo millennio a. C., si specializzavano in divinazione, interpretazione dei segni naturali e più generalmente nella riflessione metafisica sul posto dell’uomo nell’universo, la natura e la sopravvivenza dell’anima. A partire da questa epoca, questi esperti hanno saputo rendersi indispensabili per tutte le azioni dal risultato aleatorio: guerre, migrazioni, alleanze, ma anche cerimonie religiose comunitarie.
E’ senz’altro la cultura di Hallstatt che permette di venire alla luce e di affermarsi questa massa di indovini, astrologi e consulenti per qualsiasi cosa.
Gli aristocratici hallsstattiani intrattengono, in effetti, relazioni commerciali ma anche forzatamente culturali e artistiche con i Greci con l’intermediazione di Marsiglia, gli Etruschi e i Veneti. Idee, miti, credenze circolano. Ma i primi “intellettuali” galli sono soprattutto influenzati da conoscenze che sono nel contempo mezzi d’investigazione e di comunicazione: la scrittura greca, i numeri e la geometria.

E’ il loro sapere e la pratica di queste tre conoscenze fondamentali che rinforzano ulteriormente il paragone tra druidi e pitagorici, un luogo comune tra gli storici greci della filosofia.
Questi ultimi nel III sec. a. C., ci informano che i druidi avevano a cuore la moralizzazione della vita sociale e politica dei loro affini. Questa idea passava necessariamente da una riforma dei culti tradizionali la cui parte maggiore era costituita da culti di natura privata. Dato che i culti maggiori erano nelle mani dell’aristocrazia che li utilizzava nell’esercizio del potere, il lavoro fu lungo.