I Druidi e Pitagora

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In realtà l'idea di immortalità e di trasmigrazione dell'anima non è esclusiva dei Pitagorici, la ritroviamo all'interno dell'orfismo che è antecedente al pitagorismo; possiamo dire che mentre l'orfismo è di carattere più prettamente religioso il pitagorismo è un movimento anche filosofico che fece suo la credenza Orfica dell'imortalità dell'anima e della sua trasmigrazione; pensiero che è realmente comune nelle credenze galliche.

ma tale similitudine non la ritroviamo solo in Diodoro Siculo, il quale nomina esplicitamente il Pitagorismo, ma anche in altri autori che descrivono la credenza sopra riportata senza citare similitudini ad esempio:

"Insegnate [voi Druidi] che le anime non cadono nelle silenti sedi dell’Erebo o nei pallidi regni del sotterraneo Dite, ma che lo spirito passa a reggere altre membra in un altro mondo; la morte, se é vero ciò che insegnate é il punto medio di una lunga esistenza.
Felice illusione dei popoli che vivono sotto l'Orsa (la costellazione), non ossessionati dal più grande dei timori, il timore della morte. Donde il fanatismo degli eroi pronti a gettarsi sul ferro, impavidi davanti alla morte e convinti che é da vile risparmiare una vita che dovrà tornare"

Lucano, Bellum Civile, I, 454-462

tale credenza era talmente diffusa che, sempre grazie ai racconti classici, possiamo sapere che tra i galli vi era addirittura l'usanza di contrarre un debito con la promessa di saldarlo nella futura vita.

"Pemangono ancora tracce di un'efferatezza abolita e, quantunque s'astengano da veri e propri massacri, nondimeno cavano il sangue alle vittime condotte agli altari.
Tuttavia hanno una loro caratteristica forma di eloquenza e dei maestri di saggezza chiamati Druidi.
Pretendono di conoscere la grandezza della terra e del mondo, nonché la volontà degli Dei.
Insegnano molte cose ai nobili della Gallia, segretamente e nell'arco di un ventennio, sia in fondo a caverne sia in boschi solitari.
Una delle loro dottrine si è diffusa tra il popolo, e cioè quella secondo cui le anime sono immortali ed esiste un'altra vita nell'Aldilà : fatto questo che li rende più coraggiosi in guerra.
Anche per tale ragione bruciano o seppelliscono assieme ai loro morti tutto il necessario per vivere: un tempo rimandavano all'Aldilà l'esecuzione degli affari e il pagamento dei debiti.
Alcuni, addirittura, si buttavano sul rogo dei loro parenti come se andassero a stare con loro"

Pomponio Mela, De Chorographia, III, 2, 18