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Se a questo consideriamo inoltre che certe costruzioni hanno richiesto secoli di lavoro, possiamo renderci conto di quanto dovevano essere motivati per intraprendere un’attività che richiedesse così tanta forza lavoro, per creare monumenti di cui loro non avrebbero visto la fine.

L’archeologia ci fornisce  preziose informazioni sull’aspetto religioso delle popolazioni neolitiche e di conseguenza anche della loro società,  oggi sappiamo che la principale divinità era femminile, la Grande Madre, associata alla terra generatrice di vita e nutrimento, quindi una Grande Madre apportatrice di vita, concetto che ben si sposa ad una società agricola e pacifica.

Lei veniva percepita nella terra umida e nelle acque, anch’esse fonte di vita; Lei era ciclica come le stagioni, la natura, la Luna ed ovviamente il corpo della donna, questo è provato dai numerosi sepolcri ovali o antropomorfici, che evocano l'utero o il corpo della Grande Madre, così come nelle decorazioni, abbondano immagini della dea, labirinti, vulve, seni.

Ovviamente in una società dove si adorava una Dea Madre le donne svolgevano compiti sacerdotali, come dimostrato dai ritrovamenti in luoghi sacri di loro ornamenti insieme a figure della Dea, in particolare la Dea uccello e la Dea serpente rappresentate con elaborate acconciature, vasellame a forma di uomo o di animali, lucerne e cucchiai, tutti simboli che rivelano un’elevata complessità rituale.

Ovviamente una società tanto religiosa, in cui la religione è fortemente femminile, non poteva che essere matriarcale, esempio di ciò è l'eredità che veniva trasmessa per linea femminile, cosi come il nome e l'appartenenza, la donna poteva scegliersi autonomamente i compagni e non vi erano tabù sessuali o peccati e punizioni  riguardanti l’adulterio ed ovviamente la crescita e l’educazione dei figli erano una sua priorità.

Nonostante tutto l’uomo non era subordinato alla donna, svolgevano mansioni diverse, ma avevano lo stesso livello sociale come dimostrato dall’uguaglianza delle tombe.