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Mentre per quanto concerne il mare, dal termine indoeuropeo “mori” derivano il latino e l’italiano mare, il francese mer, il castigliano mar, marei in germanico gotico, in lituano marè ed in antico irlandese muir; ma ciò non significa che avesse il significato che oggi gli attribuiamo, in quanto questo termine non esiste nelle lingue indoeuropee asiatiche, quindi poterebbe essere un termine nuovo aggiunto utilizzando un termine preso dalle popolazioni autoctone, tant’è che se così fosse sapremmo che la terra d’origine non era sul mare, proprio per la mancanza di un termine per indicarlo.

Così come more avrebbe potuto indicare altro, magari lago, per cui una popolazione che non ha mai visto il mare, arrivandoci usa il termine per indicare una grossa massa d’acqua, proprio come un lago.

Esempi che avvallano questa teoria non mancano, infatti possiamo ritrovare il termine mori nelle parole ittite marmara col significato di palude e Marrasanta che era il loro principale fiume, così come per il nome attuale del fiume Moravia.

Nel XX secolo un ricercatore tedesco di nome G. Kossinna, fece degli  studi sulla preistoria tedesca e  stabilì nel 1902 che la patria ancestrale degli indoeuropei dovesse cercarsi nella zona che va dal nord della Germania al sud della Scandinavia, da questo ragionamento a cui per decenni nessuno studioso tedesco si oppose, si sviluppò la futura ideologia razzista della razza pura tanto cara al nazismo.

Un altro e più significativo elemento conosciuto già agli albori dell’archeologia linguistica è la conoscenza della pastorizia degli indoeuropei, il che portò diversi studiosi a credere  che  fossero popolazioni nomadi che praticavano l’allevamento.