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Ad esempio, quando parliamo di fratello “bhrater”, ci riferiamo al fratello di lui, non esistono terminologie che indicano la parentela di lei, ciò è una prova inconfutabile che la società indoeuropea era patriarcale e che una donna quando si sposava abbandonava la sua famiglia originale per entrare a tutti gli effetti nella famiglia di lui.

L’economia indoeuropea non era certo ricca, a parte una minima quantità di coltivazione agricola era basata principalmente sull’allevamento del bestiame, anche la metallurgia non era molto praticata, basti pensare che vi era in origine un unico termine “ayos”, indicante i minerali in genere, essi utilizzavano ancestralmente la pietra levigata ed il rame,  solo più tardi scoprirono gli altri minerali tra cui l’argento e l’oro.

Dai ritrovamenti nelle tombe delle steppe si  deduce che non avevano una particolare vocazione per l’arte, ma probabilmente  più per scelta che per incapacità.

Avevano sviluppato già in tempi ancestrali una forma di letteratura, ovvero un’epica da cui derivano l’epica indiana e quella celtica e germanica, ovviamente un’epica nata per essere recitata e trasmessa per via orale; i poeti erano tenuti in gran considerazione in quanto depositari della tradizione del popolo, caratteristica che ritroveremo i Grecia, ma più ancora nei Bardi celtici.

Un’ultima caratteristica da citare riguardo gli indoeuropei è che già ai tempi delle steppe a sud della Russia, V millennio a.C., avessero sviluppato un certo piacere per le bevande alcoliche, infatti i Kurgan sono stati probabilmente i primi inventori dell’idromele, (bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del miele) questo perché si trovavano in territori ricchi di api e avevano  imparato ad allevarle e probabilmente  questa era la sola bevanda alcolica di cui disponevano.