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L’incremento di ricchezze e l’abilità artigianali raggiunta dalla società hallstattiana si manifestò anche a livello artistico, anche se in fase iniziale le influenze della precedente età del bronzo faticarono a staccarsi.

I soggetti artistici non sono molto vari e ricordano quasi ossessivamente lo stesso tema, il Sole, sotto forma di svastiche, triskell, cerchi concentrici, dischi a raggera e rosoni, ripetuti all’infinito e accompagnato quasi sempre da figure di uccelli acquatici o da cavalli, animali associati al 

movimento; il tutto all’interno di motivi geometrici semplici come triangoli, quadrati, semicerchi ecc.

Questi motivi figurativi e geometrici possono sembrare ad un’ occhio poco attento soltanto delle decorazioni stilistiche, in realtà vi sono un certo numero di costanti, sia sulla posizione, sia sulla quantità di oggetti, sia sulla scelta del soggetto che fanno pensare che al loro interno vi siano celati i dati strutturali inerenti l’ordinamento dell’universo e dei suoi cicli.

Vengono rappresentati anche cervi, animale che già dai reperti del III millennio veniva era associato col sole,  rappresentazioni umane spesso a cavallo e carri schematici.

Queste rappresentazioni prese singolarmente non danno dati identificativi, ma se associamo i vari simboli solari, con gli animali simboleggianti il sole ed il suo spostamento ed il carro col simbolismo che, come abbiamo visto, ricopriva nelle cerimonie funebri, si può dedurre che tutta la rappresentazione altro non è che un’avatar di una divinità solare antropomorfa.

Vi sono anche rari casi trovati in tumuli della Baviera, in cui il Dio potrebbe essere stato raffigurato esplicitamente, si tratta di vasellami in cui compare un uomo di profilo associato una volta al cervo ed in un altro caso ad un’ uccello, ma sempre con uno strumento musicale a quattro corde che ricorda una cetra; come non vederci l’Apollo iperboreo che i greci associavano ai Celti?

Da ciò si evince che la cultura hallstattiana adorasse prevalentemente una divinità maschile e solare, avevano una concezione dell’universo governato dal moto dell’astro solare che con il suo ciclo governava le stagioni e quindi anche la vita, ciclo solare che era anche una promessa di ritorno alla luce nell’altro mondo dopo il passaggio nelle tenebre.

 I reperti indicano una abbondanza di simboli solari, ma non mancano prove dell’adorazione di una divinità femminile associata alla Luna; simboli che la identificano si posso trovare sulla coppa d’oro con funzioni cerimoniali di Zürich-Altstetten.

Vi sono reperti in terracotta rappresentanti idoli a forma di luna crescente, collocati su un disco in cui era accesa una legnaia in miniatura,  reperti recuperati in tumuli a carro, forse con lo scopo di rappresentare l’unione dei due astri e conseguente unione delle due Divinità.

Tutti questi reperti non ci forniscono comunque tracce dei loro culti religiosi, ciò non è strano in quanto essi cercavano il collegamento tra la terra degli uomini ed il mondo celeste e sotterraneo degli Dei, il che gli portava a celebrare i riti in luoghi naturali che confacevano alle loro esigenze, prevalentemente picchi rocciosi particolarmente suggestivi.

Alcuni di questi luoghi sono stati identificati in Svizzera ed in Germania, con ritrovamenti di carboni, cocci e ossa di animali a migliaia, il che indica una ritualità basata sull’accensione di grandi fuochi in cui venivano bruciati sacrifici.

In Boemia è stato ritrovato un altro santuario naturale, in cui sono stati trovati oggetti in terracotta a forma di triskell e di foglie, forati ad un’estremità con lo scopo di essere appese probabilmente ad un’ albero, ciò è dimostrato dall’ spazio ridotto in cui sono stati rinvenuti i reperti, compatibile con lo spazio occupato da un’albero, che evidentemente si considerava sacro.

Altri tipi di luoghi sacri ritrovati sono dei recinti di forma oblunga, il cui utilizzo però non è conosciuto.  

Da quanto è stato detto, traspare chiaramente che l’epoca dei Principi hallstattiani rappresenta il preludio dell’ingresso dei Celti nella storia, anche se è chiaro che tale civiltà non si è formata in questo periodo, ma  ben si è l’evoluzione di una società che parte dalla fine dell’età del bronzo se non prima ancora, evoluzione che nel periodo preso in esame subisce una netta accelerata dovuta al contatto con le civiltà mediterranee, la cultura hallstattiana è la culla che darà vita alla futura cultura di La Tène.

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