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Tra i simboli che accompagnano le raffigurazioni di Sucellus compare anche la Z, simbolo del fulmine notturno; ad esempio la troviamo sulla statua di Visp, posizionato sotto il ginocchio sinistro.

Alcuni studiosi legano Sucellus al fulmine anche attraverso il maglio, sostenendo che il rumore che esso provoca colpendo ricorda il rumore del tuono; senza dimenticare che anche il Dio del tuono germanico (anch’esso popolo indoeuropeo) Thor era munito di martello.
Non so se questo sia vero ma il maglio senz’altro ci rientra soprattutto in alcuni casi in cui il battente si trasforma in una botte o un tamburo (altro strumento il cui suono rievoca il rumore del tuono in lontananza), e da questo tamburo principale di diramano altre sottili linee a mo di fulmini anch’esse terminanti in piccoli tamburi.
Un bell’esempio è la rappresentazione di Vienne, in cui il maglio è stato perduto, ma il Dio ha come copricapo un tamburo/botte, da cui si diramano cinque strali anch’essi terminanti con piccole botti/tamburi.
Ma gli indizi del rapporto Sucellus/Giove non finisco qui, abbiamo un’epigrafe trovata a Magonza la quale riporta la dicitura: I O M SVCÆLO
Ovvero “Iovi Optimo Maximo Sucellus”, il che fa supporre che Sucellus era riconosciuto come Giove anche nel suo massimo aspetto imperiale. 
A sud del Rodano, soprattutto nella Gallia Narborese, Sucellus acquisisce le caratteristiche di Silvanus, dio romano della foresta e dell’agricolura.
Da notare che la sua rappresentazione cambia; sempre munito del lungo martello tiene un’olla nell’altra mano; ma a differenza del Sucellus/Giove, indossa una pelle di animale che gli scopre le gambe e la spalla destra e ha la testa coronata di alloro.
Ad Aigues – Mortes, vicino a Arles è stato ritrovato un altare con raffigurazione a Giove – Silvano, entrambi Dei romani, ma particolare è la simbologia che li circonda; Il Dio celeste è attorniato dai simboli della folgore e della ruota solare, mentre quelli di Silvano sono i tipici simboli di Sucellus, ovvero il martello, la roncola ed il vaso. 
A fronte di tutto questo, a mio avviso, Sucellus rappresenta un Dio ancestrale che raggruppa all’interno di se vari elementi; esso è Dio solare, degli inferi, delle stagioni, della morte e della vita, così come della fertilità che in seguito sono state raffigurate in altre divinità con specifiche qualità, ad esempio Taranis col fulmine; anch’esso non a caso associato a Giove, anche se quest’ultimo potrebbe essere una divinità assestante con la sua peculiarità.
Di sicuro per i soldati romani in Gallia egli era Giove, testimoniato da diverse iscrizioni votive a Jupiter Sucellus, così come a numerose raffigurazioni di Jupiter con simboli solari e raffigurato con le sembianze che ricordano Sucellus.
E’ più probabile che vi sia stato una sorta di compromesso tra le due divinità; il Giove romano, divinità celeste, in Gallia aumenta in modo marcato la sua associazione al Sole tipica del Dio gallico, mentre quest’ultimo sia avvicina al Dio romano aumentando le sue caratteristiche celesti e al fulmine.

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