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Confermò le steppe a sud della Russia come focolare di partenza, in loco fece personalmente degli scavi in zone abitate da un popolo chiamato cultura dei Tumuli, che lei preferì chiamare cultura  Kurgan  utilizzando un termine slavo.

La cultura Kurgan si sviluppò intorno al V millennio a.C., dimostrando un’innata tendenza all’espansione, la quale portò in varie ondate, riassumibili in tre periodi, allo spostamento di notevoli quantità di persone, spostamenti tutti documentabili archeologicamente.

La prima ondata è databile tra il 4400 e 4200 a.C. e coinvolse la zona danubiana e balcanica, il che spiega anche perché alcuni studiosi presero in considerazione i balcani come patria di origine, ovvero il territorio in cui vi erano i reperti più antichi di origine indoeuropea.

La seconda ondata si verificò tra il 3500 ed il 3000 a.C., interessando la zona transcaucasica, l’Iran e parte dell’Anatolia, mentre tra il 3400 e 3200 a.C. si verificò una seconda incursione in Europa centrale.

La terza ondata databile tra il 3000 ed il 2800 a.C. interessò l’Egeo e l’Adriatico.

In precedenza si è visto come la ricerca della patria di origine fosse stata influenzata dall’idea che i primi indoeuropei fossero nomadi, mentre gli oppositori a questa tesi affermavano che dovevano essere stanziali in quanto conoscevano l’agricoltura ed esistevano termini indicanti abitazioni e villaggi fortificati: ora sappiamo che la realtà sta proprio nel mezzo.

Infatti il popolo Kurgan era seminomade, creava villaggi ed alture fortificate ma di norma però viveva in case semisotterranee, di semplice costruzione in modo che si potessero abbandonare e ricostruire facilmente.

 

 

 

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