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Associazione culturale e di rievocazione storica Gallica |
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Un approccio alle tavolette magiche in Gallia Romana Un approccio alle tavolette magiche in Gallia Romana Di Claire Gaillet (*1) Traduzione di Erba Giancarla
Tavoletta di defixio di Bouchet II° sec. d.C. Infine, le tavolette ritrovate a Autun, Bouchet e Mondragon, sembrano assolutamente particolari in quanto menzionano tre divinità di origine straniera, addirittura orientale: Abrasax, Damnameneus e Sabalthouth. Il primo è secondo la guematria corrisponde al numero 365, assimilato all’anguipede (serpente dotato di gambe) delle gemme e Sarebbe apparentato con Seth e vicino a Danmaneneus; il che gli conferisce un valore d’immortalità e la padronanza del fulmine. Quanto a Sabalthouth può essere senza dubbio assimilato a Sabaoth, Dio delle armi, che nella gnosi ebraica è talvolta considerato come la contrazione di seba oth (le 7 lettere), designerebbe le 7 vocali secondo P. Charvet e A.M. Ozanam (Charvet, Ozanam 1994,20). Questa necessità di contatto con il mondo divino è indispensabile per il mago che vuole svolgere un rituale. E’ la communio loquendi cum dis. Così per ottenere il suo fine, l’officiante ha bisogno dell’aiuto degli Dei, di un assistente divino o infero, e per ottenerlo deve conoscere i segreti della divinità; segreti che ha acquisito lungo un impegnativo percorso iniziatici. Come Pankratès, sacerdote di Luciano, che resta recluso ventitre anni sotto terra, vicino a Iside, al fine di essere istruito al sapere della Dea. In effetti presso i magi l’accesso ad un sapere superiore avviene attraverso l’incontro sottoterra di un essere sovraumano. Il sapere particolare della magia, la conoscenza degli strumenti, dei riti e delle preghiere appartiene agli Dei, come spiega F. Graf, e sono loro che ne fanno dono agli uomini; e la via della conoscenza passa attraverso l’iniziazione rituale. Non è possibile quindi divenire un vero magus senza possedere tale assistente divino. E sono le divinità del mondo infero che sembrano essere gli intercessori privilegiati. Le tavolette in Gallia romana conservano questa vicinanza con le divinità infere. Come rivincita, la loro identità è spesso tinta di particolarismi locali. Sono le divinità a consonanza celtica ai quali si indirizza la supplica. Un risultato che ha potuto essere spiegato da P.Y. Lambert per il fatto che siamo in Gallia, e ci si indirizza alle divinità indigene, nella loro lingua.
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