Associazione culturale e di rievocazione storica Gallica

Un approccio alle tavolette magiche in Gallia Romana

Un approccio alle tavolette magiche in Gallia Romana

Di Claire Gaillet (*1)

Traduzione di Erba Giancarla

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Secondo Gérard Freyburger, “la magia vista dai romani stessi consisteva nella pronuncia di formule magiche, volte a nuocere, al di fuori dei canoni della religione ufficiale”(*2)

In particolare ci sono le defixiones. Molto spesso queste tavolette di defixio, (katadesmos in greco), sono dei piccoli testi, scolpiti su un sottile foglio di piombo nella maggior parte dei casi; un metallo che presenterebbe, per alcuni, numerosi accostamenti con il mondo ctonio.


 

Tavoletta di defixio – Hospitalet du Larzac – I° sec. d.C. (museo di Millau)

 

Anche se questa teoria tende ormai ad essere messa in discussione, anche grazie alla presenza attestata di altri materiali quali il bronzo, il marmo, il legno o anche la cera. Queste defixio sono formule di incantamento che il più delle volte mirano a nuocere ad un nemico. Si ritrova questa finalità nel significato del termine defixio, che letteralmente vuol dire  “inchiodare”, “fissare a terra” “trafiggere”.

Questo tipo di incantamento su una persona in particolare preoccupava parecchio i romani, in considerazione anche del carattere notturno, segreto e silenzioso di queste pratiche. Se si fa riferimento a Plinio il Vecchio, non c’era nessuno che non temesse di essere colpito da queste preghiere malefiche. A Roma, questo tipo di preghiere silenziose erano oggetto di viva disapprovazione e gettavano discredito su chiunque le utilizzasse.

 


[1] Master II Università di Picardie Jules Verne

[2] Moreau A. e Turpin J.C. La Magie, Du Monde latin au monde contemporain, Actes du Colloque International de Montpellier, Tome 3, 2000, p.11.

 

 

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