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Culto degli alberi sotto la croce

Quando i cristiani iniziarono la loro opera di conversione delle popolazioni pagane,
la prima cosa che fecero fu quella di vietare il culto che tali popolazioni
riservavano agli alberi e conseguentemente, quello di distruggere le foreste sacre.
Le prove di tale furioso accanimento contro gli alberi si trovano nelle loro stesse
agiografie; infatti possiamo portare come esempio gli anatemi dei concili
provinciali, quello di Arles che nel 452 d.C. proibiva l'adorazione degli alberi, delle
fonti e delle pietre; quelli di Tours e di Nantes, rispettivamente del 567 e 568 che
si accanirono contro quelle persone che celebravano riti sacrileghi all'interno dei
boschi e contro gli alberi consacrati al demonio.
L'accanimento contro gli alberi durò per gran parte del Medioevo, durante il quale i parroci
rimproveravano ed in seguito mettevano a morte, le persone che portavano offerte
agli alberi, che innalzavano altari sulle loro radici e che richiedevano la protezione
per la propria famiglia e per i propri beni intonando a loro dei lamenti.
Il culto degli alberi durò fino al medioevo inoltrato nonostante la chiesa si diede un
gran da fare già prima del  400, infatti il più noto persecutore dei boschi fu un
tale San Martino il quale, come ci racconta Suplicio Severo; durante un suo
viaggio passò nei pressi di Atun dove dopo aver abbattuto un bosco sacro si
apprestava ad abbattere un grosso Pino nei pressi di un santuario. La storia ci
narra che Martino incontrò la resistenza del sacerdote locale e della popolazione
ancora pagana; i quali lo attaccarono dicendogli:
" se hai un po' di fiducia nel Dio che dici di onorare, abbatteremo noi quest'albero
che cadrà su di te, se il tuo signore è con te, come dici, sfuggirai".
Martino acconsentì e si fece legare nel punto previsto; poi quando l'albero stava
per crollare si fece il segno della croce e l'albero lo sfiorò di un soffio senza
toccarlo, il miracolo ovviamente convertì in massa i villici.
Dopo San Martino,
 l'opera distruttiva venne proseguita dal suo discepolo San Maurilio vescovo di Angers, il quale
nel tentativo di evangelizzare il Comminges diede fuoco al bosco sacro che
una volta distrutto fu consacrato a San Pietro.
Indicativa è anche la storia di San Germano vescovo di Auxerre (388÷348), il quale
andò a Roma per studiare la retorica ed il diritto, conquistando una
tale fama che l'imperatore Onorio lo nominò governatore di Borgogna, di cui Auxerre è la
capitale.
Nel centro città si innalzava un enorme Pino, a cui Germano appendeva le teste
degli animali uccisi durante la caccia.
Accadde che il vescovo Amatore, santo pure lui, gli rimproverò che tale usanza era
idolatria e che era di cattivo esempio per i pagani nonché offensivo per i cristiani,
intimandogli di abbattere l'albero; ma ottenne solo un diniego, così dovette
provvedere lui stesso.
L'abbattimento dell'albero fece andare su tutte le furie Germano, che si dimenticò
di essere cristiano e a capo del suo esercito si diresse contro il vescovo Amatore
il quale fu costretto a rifugiarsi ad Autun.
Ovviamente, essendo un racconto cristiano, la storia finisce con Amatore che
torna ad Auxerre e con l'inganno rinchiude Germano all'interno della chiesa, dove
gli pratica la tonsura e gli promette che sarebbe diventato il suo successore, così
come gli fu comunicato dallo spirito santo in persona, a tale annuncio Germano
acconsentì e diventò santo.
Il culto degli alberi era talmente radicato da sopravvivere anche in grandi città
nonostante secoli di guerra contro di esso da parte di santa romana chiesa,
figuriamoci nelle zone rurali.
Tale guerra ovviamente non si limitava solo alla Gallia
ma anche ai paesi di origine germanica, come dimostrato da San Bonifacio che
nel convertire i germani abbatté la quercia Geismair, consacrata a Thor.
Anche Carlo Magno continuò questa infame opera, infatti nel 772, durante una
missione punitiva contro gli Angari, distrusse il santuario pagano dove veniva
venerato Irminsul, un gigantesco tronco d'albero che nelle credenze pagane aveva
il compito di sostenere la volta celeste.
Nel 789 fu pubblicata un'altra condanna contro gli stolti che accendevano candele
e praticavano superstizioni sotto alberi, pietre e sulle fonti.
Nonostante tutto il culto degli alberi si perpetuò per altri numerosi secoli, prova di
questo è la storia del vescovo Anselmo che nel 1258 a Sventanistis ordinò
l'abbattimento di un'enorme quercia sacra; ma la sua forza e resistenza era
talmente alta che l'ascia rimbalzò sul tronco colpendo mortalmente il boscaiolo, a
quel punto il vescovo in persona prese l'ascia, ma anche lui non riuscì a far nulla,
così ordinò che l'albero fosse bruciato.
Notizie del genere si hanno anche un secolo dopo, dove, tra il 1351 e 1355 a
Romuva, in Prussia, su richiesta del vescovo Giovanni I, il gran maestro dei
cavalieri della croce fece segare una quercia sacra sotto la quale si radunava la
popolazione per pregare.

 

Progetto di rievocazione storica Germanica di cui fa parte anche il Nemeton Ruis

 

 

 

 

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